Uomini che ballano il tango con altri uomini: storia, necessità e libertà
Non è una provocazione moderna, né una moda. È una delle radici più autentiche — e meno raccontate — del tango argentino.
Un video che lascia senza parole
Ci sono video che ti fermano mentre scorri distrattamente lo schermo. Questo è uno di quelli. Due uomini, fratelli, ballano il tango milonga con una grazia e un’intesa che tolgono il fiato. Si chiamano Enrique e Guillermo De Fazio, e ciò che trasmettono non è solo tecnica impeccabile: è connessione pura, è tango nella sua forma più essenziale.
Quel video ha aperto una domanda che meritava una risposta seria: come mai, nella storia del tango, gli uomini hanno ballato tra loro? E perché questa pratica era — ed è — così radicata?
Il mito del bordello: affascinante, ma insufficiente
La versione romantica che circola da decenni vuole i prostíbulos — i bordelli di Buenos Aires di fine Ottocento — come scenari primari di questa pratica. Due varianti dello stesso racconto: nella prima, gli uomini in attesa di essere “serviti” ammazzavano il tempo affinando i passi tra di loro. Nella seconda, i bordelli stessi fornivano orchestre per intrattenere i clienti in attesa, che ballavano tra loro per ingannare il tempo.
Entrambe le versioni hanno probabilmente un fondo di verità. Ma spiegano poco. Non rendono conto della scala del fenomeno, né della sua ampia accettazione sociale — qualcosa di decisamente raro in altre culture della danza. Per capire davvero, bisogna scavare più a fondo.
Le tre radici vere del tango tra uomini
1. Le donne erano inaccessibili
Il tango nasce come danza dei poveri, degli emarginati, degli immigrati arrivati a Buenos Aires senza nulla. Una delle conseguenze di questa origine è che il tango si ballava per strada — non nei saloni, non nei teatri. Era una danza dell’asfalto, dei sobborghi, degli angoli di quartiere. E prima ancora che gli uomini cominciassero a ballare tra loro, esisteva già una cultura in cui la danza in spazio pubblico era normalissima.
Poi arrivò la grande ondata migratoria europea, e con essa un cambiamento radicale dei codici sociali. L’avvicinarsi fisico tra uomo e donna in pubblico divenne inaccettabile, uno scandalo. Le ragazze giovani non potevano frequentare practicas o milonghe se non accompagnate dai genitori. Le donne, insomma, sparirono dalla strada.
Ma gli uomini volevano ancora ballare. E in strada, con i mezzi che avevano, l’unica opzione rimasta era ballare tra loro. Non per scelta ideologica — per pura necessità.
2. Il tango come strumento di conquista
Nella Buenos Aires dei primi del Novecento, gli uomini erano in netta maggioranza numerica rispetto alle donne. La competizione per conquistarne una era feroce. E saper ballare bene — davvero bene — era un vantaggio enorme.
Di qui nasce una delle istituzioni più straordinarie e misconosciute del tango: le practicas tra soli uomini. Luoghi dove i maschi si allenavo tra di loro, lontano dagli occhi delle donne, per anni, prima di mettere piede in una milonga mista.
Il percorso formativo era preciso e rigoroso: si iniziava da osservatori silenziosi. Poi i maestri più anziani insegnavano al principiante come seguire. Solo quando era sufficientemente bravo nel ruolo di follower, veniva promosso alla guida — e cominciava a condurre altri uomini giovani. Un anno per iniziare a condurre. Tre anni, spesso, prima di mettere piede in una milonga con una donna.
Un sistema di apprendistato quasi medievale nella sua struttura, straordinariamente efficace nel suo risultato. E profondamente umile: nessuno si presentava alle donne prima di essere davvero pronto.
3. La repressione come fattore paradossalmente unificante
Il tango non piaceva ai potenti. Era considerato immorale, volgare, sovversivo. Le autorità e la borghesia tentarono sistematicamente di soffocarlo: i café venivano chiusi, la musica veniva bandita dalle strade. Nel 1916 venne persino approvata a Buenos Aires una legge che vietava esplicitamente il ballo tra uomini nelle sale da ballo pubbliche.
Nel 1919, il cronista spagnolo Joaquín Belda, di passaggio a Buenos Aires, annotava con stupore che la maggior parte dei café erano chiusi o deserti.
Il risultato? Esattamente l’opposto di quello sperato dai proibizionisti. Privati degli spazi pubblici misti, gli uomini si ritrovarono ancora di più tra loro, nelle case, nelle strade, nei cortili. Il tango sopravvisse anche grazie a questo. La repressione, involontariamente, aveva consolidato la pratica che cercava di estirpare.
Cosa ci dice tutto questo oggi
La danza tra uomini nel tango non è un’importazione delle battaglie identitarie contemporanee. È geneticamente inscritta nel DNA del tango stesso. È la prova che il tango non ha mai avuto paura dei corpi, delle regole o dei pregiudizi altrui.
È anche — forse soprattutto — la dimostrazione di quanto il tango sia una pratica di ascolto e di relazione prima che di genere. Due uomini che ballano insieme non stanno imitando una coppia mista: stanno esplorando la stessa grammatica di connessione, guida e risposta che è il cuore pulsante di questo ballo.
La prossima volta che vedete due uomini abbracciati sul parquet di una milonga, sappiate che stanno praticando qualcosa di antico. Qualcosa che veniva fatto nei vicoli di Buenos Aires molto prima che la questione diventasse politica. Qualcosa che ha radici più profonde di qualsiasi dibattito moderno.
Stanno semplicemente ballando il tango. Come è sempre stato fatto.