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Equilibrio emotivo e tango

Cosa il Tango mi ha insegnato sulle relazioni

Cosa il Tango mi ha insegnato sulle relazioni

Tango è molto di più che una danza.
Esso ci può insegnare molto su come crescere come persone, singolarmente e in relazione.
Mi sono innamorata a prima vista del tango quando ero in viaggio in Colombia nel 2010. Mi sono trasferita a Buenos Aires nel mese di ottobre 2012 per assorbire la cultura del tango dalla fonte.
Molte persone attraversano il mondo per vivere a Buenos Aires, per ballare tango quattro o cinque notti a settimana. Il più accade non solo il piacere della danza, che è di per sé immenso. Il Tango ti travolge e ti aiuta a diventare più intimo con te stesso e nei tuoi rapporti con gli altri. Il Tango è una ricerca personale, che la persona lo riconosca o no.
Alejandro Gee è un insegnante di tango che ha fatto la sua tesi di laurea in psicologia sugli effetti del ballo del tango sull’umore. Egli scrive: “La postura di una persona non è solo una posizione che dovremmo avere/raggiungere nella danza, ma anche un riflesso di ciò che siamo. Il modo in cui ci connettiamo o il modo di condurre o seguire sono anche un riflesso perfetto del nostro status sociale, emotivo e mentale. Solitamente da 10 minuti nella classe si può dire di più sul carattere di una persona o il rapporto in una coppia di quanto si potrebbe capire parlando dopo. Questo è il motivo per cui il tango ha la capacità di guarire i problemi dei quali siamo o meno consapevoli. Fissando il fisico, la mente e le emozioni seguiranno. Oppure vorremo guarire la mente e le emozioni in modo da essere in grado di migliorare la nostra danza.”

La ricerca di equilibrio e stabilità dentro di te

Uno delle più potenti ricerche nel tango è la ricerca di essere in asse o eje, come si dice in spagnolo. Essere in asse nella danza significa utilizzare l’energia della terra per trovare il proprio equilibrio nel tuo corpo, quindi non importa quello che stai facendo, pivotando, girando, o camminando, perchè hai il controllo del tuo movimento.
Tango è paradossale. Il meraviglioso paradosso del tango è che si hanno due persone che si appoggiano l’una all’altra, assolutamente collegate, scambiando energia attraverso una connessione di cuore petto a petto in un abrazo (abbraccio), ma ognuno di loro dovrebbe essere così solido nel suo asse che se l’altra persona scomparisse lui o lei non cadrebbero. Lui o lei rimangono in piedi perché sono radicati nel loro asse. Quando voi e il vostro partner avete sia il collegamento tra di voi, sia il collegamento ai vostri corpi nel proprio asse, si ha la magia.
Per una donna la ricerca dell’asse è un potente metafora. Una donna è tradizionalmente definita dal rapporto con l’altro. (E anche lei è nel tango, si è in due.) Come madre, amante, amica. Il suo valore è definito attraverso l’altro.

Quando hai anche il tuo asse, sai che va anche tutto bene da sola. Per me, sentendo il mio asse, questo allineamento del mio corpo che mi mette in una posizione stabile, indipendente e ancora connessa quando ballo, è stata come una rivelazione. Sento il paradiso che si apre. Mi sento forte e stabile, connessa e indipendente. Mi ci sono voluti più di due anni e mezzo di studio continuativo di tango per trovare il mio asse, tra alti e bassi. E’ un grosso problema, motivo di festeggiamento.

La metafora del tango per un rapporto sano

Entriamo nel tango. Il Tango, pur radicato in un’epoca in cui le donne non erano uguali, con radici decisamente machiste, è una perfetta metafora di un rapporto sano. La danza porta in sé la mascolinità e la femminilità insieme in modo tale che entrambi devono essere radicati in se stessi per ballare. Per creare un ballo o un rapporto in cui entrambe le persone arrivino ad essere pienamente vive, entrambi devono essere nel loro asse. Passione e connessione con un altro dipendono da un legame profondo con te stesso.

Un insegnante di tango Luciana Rial Baumgartner una volta mi ha insegnato come fare un giro veloce con lei. È necessario avere la giusta quantità di tensione tra le due persone al fine di generare la connessione. Che la tensione è creata perché ogni persona ha un nucleo forte e mentre balla per l’altro, lui o lei sta anche ballando per sé stesso, assicurandosi che il suo corpo sia sempre allineato. Quella tensione crea l’emozione.
Luciana ha detto:
“In primo luogo, si deve ballare per sé stessi.”

Quando tieni tutto allentato nel tuo nucleo la dinamica cade a pezzi. Una persona inizia mettendo pressione sull’altro. Ha paragonato la dinamica ad una relazione romantica. Quando arriviamo mosci in termini di nostro allineamento personale nella vita, la connessione soffre perché diamo la priorità alla connessione con l’altro rispetto alla connessione con noi stessi.

Quando siamo da soli, perdiamo il nostro asse quando pensiamo di avere bisogno di cambiare chi siamo per attirare qualcuno, o quando pensiamo che ci sia qualcosa di sbagliato in noi o le nostre vite perché siamo soli.

Quando siamo in un rapporto, perdiamo il nostro asse quando smettiamo di fare le cose che amiamo e cerchiamo di fonderci con l’altro. Cambiamo chi siamo per compiacere l’altro, gli piace il golf, mi piace il golf, e così via. Diventiamo ossessionati e lasciamo che una relazione o la sua morte determinino la nostra autostima. Abbiamo paura di essere soli e non ci sentiamo in grado di stare da soli.

La maggior parte di noi hanno perso il proprio asse in relazione. Così è come cresciamo, impariamo cosa vuol dire perderlo. Ci evolviamo in un modello sano di rapporto sano mettendoci a lavorare per trovare il nostro asse. Nella vita. In noi stessi.

Trovare il proprio asse è un processo. Ripetere. Ripetere. Ripetere

Studiare tango – e continuamente trovare e perdere e trovare il mio asse di nuovo, mi sembra come mettere una metafora del il rapporto nel mio corpo. Mi aiuta a ricordare, cosa significa perdere il proprio asse nel tango, cosa significa perdere il proprio asse in un rapporto, e cosa significa ritrovarlo di nuovo.

Nella danza, come nella vita, non funziona che si trova il proprio asse una volta e si rimane lì in perfetto allineamento (a meno che non si sia un ballerino professionista, magari con una postura perfetta – comunque ottenuta con tanto allenamento). Lo si trova, lo si perde, e lo si trova nel nostro corpo di nuovo. Danzare e vivere sono un processo di apprendimento a sostenere il proprio asse sempre più uniformemente nel tempo. Si perde l’equilibrio. Ti rendi conto che l’hai perso. Si reimposta. Facciamo la stessa cosa nella nostra vita quando perdiamo i nostri centri e poi tornare di nuovo con loro. La questione è se ce ne rendiamo conto e quanto velocemente recuperiamo di nuovo noi stessi.

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Liberamente tradotto da: sflovestango.com

Galateo nel tango

Galateo in milonga

Còdigos de comportamiento en el tango (Galateo tanguero)

Chi conosce le milongas porteñas sa certamente che in alcune di esse vige un insieme di regole di comportamento piuttosto rigide; in altre, invece, frequentate da persone più giovani o da stranieri, questo codice è disatteso frequentemente, con grande disapprovazione dei “vecchi milongueros”.
Ogni codice fa riferimento a delle regole condivise dai membri del gruppo d’appartenenza, ebbene, nelle milongas frequentate dai “vecchi milongueros” una delle regole di ferro è: l’uomo invita la donna (normalmente dal suo posto) attraverso il “cabeceo”.

La traduzione letterale di cabeceo è “cenno della testa”. In termini semplici si tratta di un invito non-verbale a ballare il tango da uomo a donna. L’uomo guarda la donna e indica con un lieve cenno del capo, dello sguardo, delle labbra, che vorrebbe ballare. Se lei accetta il cabeceo, si muoverà verso di lui e inizieranno il tango; se lei rifiuta, distoglierà lo sguardo.

Il fascino immenso cabeceo è nella sua sottigliezza: evita una situazione imbarazzante e spiacevole col più piccolo dei gesti, il cui significato, in particolare se la donna rifiuta, è privato, tra il richiedente e la persona che risponde.
In effetti cosa c’è di più naturale in una milonga se non il comunicare con gli occhi? Non c’è più il pericolo di attraversare una stanza affollata per invitare una donna a ballare, rischiando di essere rifiutato davanti a tutti.
In alcune milongas sembra addirittura che gli uomini facciano a gara fra di loro nel dimostrare chi è il più ermetico!

Quanto segue fornisce alcuni suggerimenti su comportamenti adeguati a milonghe di tango:

Scarpe da tango

Le scarpe da tango

Le scarpe da tango: un accessorio fondamentale

Ballare è la poesia dei piedi

(John Dryden)

Il tango parte dai piedi, dalla sensazione di calcare la terra per elevare l’anima in un abbraccio. Nel tango, infatti, si cammina e nel cammino si disegna la musica.

Le scarpe da tango non sono, quindi, un vezzo, ma lo strumento affinché si possano esplorare le sensazioni del nostro corpo: l’equilibrio, la postura, la connessione.

§ Le scarpe da tango devono calzare perfettamente

Affinché non causi lesioni e/o vesciche, la scarpa deve essere morbida e di misura, sia come larghezza che come lunghezza di pianta, nonché deve essere di materiale naturale (pelle, scamosciato, vernice) e/o traspirante (quali stoffa, raso, denim, velluto).

Generalmente le scarpe da tango sono realizzate a mano ed è quindi consigliabile, soprattutto all’inizio, provare più modelli e marche per trovare la calzatura che meglio si addica alla forma naturale del piede.

Per i ballerini suggeriamo di fare particolare attenzione ad una adeguata larghezza della pianta, nonché di scegliere i modelli con qualche centimetro di tacco (3cm – 5cm).

Per le ballerine è consigliabile scegliere un modello con la suola interna morbida imbottita e di fare attenzione alla comodità dei cinturini alla caviglia (eventualmente chiedete di forare il cinturino secondo le vostre personali esigenze), nonché di non esagerare all’inizio con l’altezza del tacco (4cm – 9cm).

§ L’estetica non è tutto

Le scarpe da tango possono essere un investimento iniziale di non poco conto. Tutti i ballerini sanno peró che un buon paio di calzature puó rendere la vita milonghera assai più facile e confortevole.

La scarpa ideale e di più semplice manutenzione è quella di pelle morbida e liscia.

Solo acquisendo sicurezza in pista, si imparerà ad essere consapevoli delle proprie esigenze e si potrà optare per modelli più ‘sfiziosi’, che garantiscano comunque e sempre il confort del piede.

Per i ballerini le scarpe sono chiuse e possono essere stringate in pelle oppure sportive.

Per le ballerine esistono i più svariati modelli aperti e chiusi.

La scarpa chiusa offre maggiore protezione alle dita, soprattutto durante le iniziali lezioni di avvicinamento al tango, quando dovrete ancora ‘prendere le misure’.

La maggioranza opta per i più accattivanti sandali con cinturini di ogni foggia, ma non senza le dovute precauzioni.

Il vantaggio della scarpa aperta è che la pianta del piede non è costretta nella calzatura ed è più libera di ‘sentire il pavimento’. D’altro canto è necessario fare attenzione che i cinturini non impediscano la circolazione o che eventuali cuciture creino fastidi.

§ Suola: bufalo vs. cuoio vs. gomma dura

La scelta della scarpa da portare in milonga sarà necessariamente influenzata dal tipo di pavimento su cui ballerete.

Per iniziare, la suola di cuoio (cuero, leather) é quella che garantisce ai meno esperti miglior scioltezza dei movimenti. In particolare, facilita l’esecuzione dei pivot su qualunque condizione di pavimento (mattonelle, esterni, linoleum e parquet).

Assolutamente da evitare le scarpe con suola in gomma (goma, rubber), perché non permettono di fare perno sul piede nei giri senza lasciarci qualche legamento. Le scarpe normali, è presto detto, non sono adatte per ballare il Tango.

La suola in bufalo scamosciato (gamuza, suede) necessita di preparazione (deve essere raschiata) ed è consigliata per pavimenti lisci (marmo, parquet).

Infine, la suola in gomma dura è utilizzabile su pavimenti particolarmente scivolosi, quali marmo, parquet duro e ceramica.

Se le vostre scarpe non hanno un cuscinetto morbido già incorporato internamente, consigliamo comunque di inserirne uno (esistono anche in gel o silicone) in corrispondenza dell’avanpiede, facendo ben attenzione che aderisca perfettamente alla suola e non si muova.

Esistono poi scarpe con la suola intercambiabile di cuoio e di bufalo, ed anche scarpe ‘cruelty-free’ per vegani in materiali alternativi alle pelli.

§ Quando comprare le scarpe da tango: qualche test di qualità

Per evitare brutte sorprese una volta pronti per il debutto in milonga calzando il nuovo acquisto, è opportuno provare le scarpe nel pomeriggio o la sera o comunque quando si hanno i piedi già stanchi. I venditori specializzati sapranno ben consigliarvi per evitare sgradevoli (e dolorose) sorprese. Accertatevi che non stingano.

Al momento dell’acquisto non lasciatevi attrarre dall’estetica e prendetevi tutto il tempo per ponderare la vostra scelta, valutando tutte le opzioni.

Provate la scarpa per qualche minuto, camminando e muovendovi.

1.  Verificate che la scarpa sia di misura, sia di larghezza che di larghezza di pianta, accertandovi che il piede non scivoli in alcun modo nella calzatura.

2.  Accertatevi che i cinturini, le cuciture ed i bordi della scarpa non stringano troppo. Ove necessario, chiedete venga opportunamente forato il cinturino secondo la vostra necessità.

3.  Controllate che la struttura del modello sia ben equilibrato e che il vostro peso sia, quindi ben distribuito. Per le ballerine, provate a rimanere in equilibrio su ciascun piede singolarmente ed accertatevi di sentirvi sicure e ben stabili su avanpiede e tacco.

4.  Per le ballerine, provate anche a camminare all’indietro, visto che è quel che farete per la maggior parte del tempo in milonga.

5.  Eseguite qualche pivot su ciascun piede per verificare la comodità.

§ Dove comprare le scarpe da tango

Le scarpe da tango sono vendute nei negozi specializzati, da rivenditori, ai festival ed eventi di tango, presso molte scuole ed, infine, presso i negozi online… A voi la scelta, il rischio ed il pericolo.

§ Manutenzione e pulizia

Le scarpe vanno trasportate in un sacchetto di stoffa sia per comodità che per proteggerle. Mentre in Italia cambio delle calzature avviene in milonga (ed è anche un segnale di disponibilità, o meno, a ballare), in Argentina é normale vedere i milongueri arrivare già con le scarpe per ballare ai piedi.

È bene mantenere sempre pulite e morbide le nostre scarpe. Potete utilizzare una crema neutra per la pelle o lucidi delicati. Per il camoscio è bene spazzolarlo con delicatezza. Fate attenzione a scegliere prodotti di pulizia che non macchino o rendano le scarpe appiccicose.

Per mantenerle in forma esistono sagome tendiscarpe in legno (cedro il più pregiato), in plastica (più leggere) o la carta pressata (assorbe l’umidità del piede). Fate attenzione a che le forme provviste di molla non sformino eventualmente la scarpa allungandola. Se la punta della scarpa chiusa dovesse presentare pieghe inestetiche, un trucco è quello di inserire pressando all’interno della scarpa un pezzo di cotone idrofilo bagnato, lasciandolo asciugare naturalmente (magari con inserito il tendiscarpe).

Se le vostre scarpe preferite hanno ormai la suola consumata non disperate. Molti calzolai provvedono con maestria a risuolare le calzature sia in cuoio che in bufalo.

Buona camminata!

milonga

Milonghe

Questi sono i principali siti con i calendari di eventi, stage, esibizioni e, soprattutto, milonghe in tutta Italia e nel mondo.

In questo modo sarà sempre possibile trovare una serata dove ballare tango nella propria città o durante i propri viaggi, e questo è anche un modo nuovo di scoprire e vivere altri luoghi

I siti più importanti per la ricerca di eventi in Italia:

Riprogrammazione ciclo delle credenze

Il tango come cura

Oramai da molti terapisti europei, oltre che da quelli argentini, il ballo viene visto come un possibile strumento di terapia.
Questo non solo per persone con problemi relazionali, ma anche per persone con patologie come Parkinson ed Alzheimer fino alla depressione, o semplicemente per migliorare la qualità della vita di persone anziane o sole.
Il tango in particolare, per le sue infinite sfumature musicali e per la sua complessa tecnica di ballo, oltre che per la sua perculiare intimità di “connessione” tra i ballerini, sembra essere particolarmente appropriato per terapie mediche, al punto che è stato anche coniato il termine di Tangoterapia.

Io, tu, e “l’Abbraccio”: il Tango come terapia di relazione

Facendo una prova con un operatore sanitario della sindrome di Burnout, ho incontrato tutti i criteri. Egli elenca le raccomandazioni familiari per seguire le quali nessuno ha tempo: “Cura di sé”, “esercizio”, “sonno”, “mangiare”. Le stesse che faccio ai miei pazienti.
A casa, tra il mio compagno ed io, anche noi abbiamo bisogno di un intervento radicale.
Nella maggior parte delle coppie a lungo termine, l’unione fisica è la prima ad andarsene. Helen Fisher, la guru della neurobiologia dell’amore, ha dimostrato che l’accarezzamento ed il tenere le mani, aumenta i livelli di ossitocina, l’oromone dell’attaccamento. Ha scritto su come la vicinanza e l’orgasmo aumentino anche la serotonina. Lei è una sostenitrice della “fingere finché non lo fai”. La mente finirà per recuperare il ritardo con il corpo.
Così abbiamo deciso di ballare .
Abbiamo scoperto che l’appartamento di un amico sarebbe stato vuoto per alcuni mesi a San Telmo, Buenos Aires, e ci siamo diretti a Buenos Aires per café con leche e tango.
Buenos Aires è la capitale della psicoanalisi. Si scherza dicendo, “Ci sono due psicoanalisti per ogni argentino”. A Buenos Aires, la psicoanalisi costa tanto quanto due tazze di caffè, i tassisti vogliono discutere i loro sogni, e ad ogni angolo si può trovare un istituto lacaniano. Ma la mia partner ed io non siamo venuti per la psicologia. Almeno, non nel modo in cui di solito è praticata.
Arriviamo a San Telmo di Domenica. Camminiamo per le strade lastricate a Parque Lezama, dove coppie di tutte le età ballano tango per una band dal vivo sotto una serie di luci gialle di Natale. Mentre pesto un mucchio di merda di cane, chiudo gli occhi e immagino di essere sulla riva sinistra di Parigi, nel 1920. La nostalgia gocciola dalla musica nei testi che intonano, come un lamento, “La sua risata, il suo alito come il fuoco accanto alle labbra…”
La Terapia di coppia è già iniziata.
Sono pronto a prendere fuoco sulla pista da ballo, ma la mia partner protesta.
“Non abbiamo idea di come ballare tango”, dice.
“Non importa,” dico, mentre la trascino in milonga – il cerchio di ballerini si muove costantemente in senso orario.
Questa interazione evidenzia una verità profonda nel nostro rapporto – la mia impulsività prepotente temperata dalla sua praticità. Siamo d’accordo per fare una lezione come prima cosa l’indomani mattina.
Attraverso un amico, troviamo Helen La Vichinga (“The Viking”), così chiamata per i suoi islandesi occhi azzurri, zigomi alti, capelli biondi e fisico robusto. Troviamo il campanello su una porta di una vernice scrostata e saliamo una scalinata con il terzo gradino mancante ad ogni scala. In contrasto con l’esterno, l’interno vanta soffitti alti con lampadari, pavimenti in legno, pannelli, porte francesi ed un balcone in ferro battuto.
Helen si è avvicinata al tango, come molti fanno, dopo una perdita. “Sono cresciuta in Islanda ed ho sposato il mio fidanzato del liceo”, ci dice. “Mio marito, un pescatore, morì in mare, lasciandomi da tirare su le nostre due giovani ragazze. Solo a vent’anni, mi sono trasferita in Svezia, dove ho riversato la mia tristezza nel tango. Dopo che le ragazze furono cresciute, ho fatto i bagagli e mi sono trasferita a Buenos Aires per aprire un ostello di tango”.
Come terapeuta devo chiedere, “La danza diventa un luogo dove riversare la tristezza?”
“Assolutamente”, risponde, “Ho avuto donne che hanno pianto quando sono state toccate e successivamente mi hanno detto che nessuno le aveva toccate da anni. Ho assistito a coppie divorziare e studenti innamorarsi. Tutto avviene nel tango”.
La nostra lezione inizia.
Sul pavimento scivoliamo. “Trovate l’abbraccio,” ci sollecita. “E’ tutto nell’abbraccio.”
Pochi di noi premono le guance sudate insieme, mentre quelli che si sono appena incontrati a malapena si toccano. La mia partner ed io proviamo una serie di abbracci: guance attaccate, le guance non attaccate, toraci a contatto, toraci senza contatto, spalle che si toccano, spalle che non si toccano.
Un’altra verità sul nostro rapporto – ci piace sperimentare. E un altro – io ho difficoltà a stabilirmi in un unico abbraccio.

“Non mi soffocare”, dico.

“Non sono io”, insiste lei.

Helen è specializzata in queer tango (Queer Tango è il ballare il tango argentino, senza riguardo ai ruoli tradizionali eteronormativi dei ballerini, e spesso con lo scambiarsi i ruoli Leader e follower. Pertanto è realtivo a ruoli aperti o al tango dello stesso sesso. Il movimento queer tango non solo permette un accesso al tango per la comunità LGBT, ma supporta anche leader femminili e follower di sesso maschile, indipendentemente dall’orientamento. N.D.T.) consentendo ai partner di sfidare i ruoli di genere tradizionali passando da leader a follower e da follower a leader.

La mia partner chiede: “Vuoi guidare o devo guidare io?”

“Non mi interessa”, dico. “Tocca a te”

“Non interessa neanche a me,” dice lei. E in quel momento qualcosa diventa fin troppo chiaro nel nostro rapporto: nessuno dei due ama condurre.

“Guido io”, finalmente afferma lei. Ciò significa che devo fidarmi che lei non mi farà sbattere contro tutti i muri. Comincio a camminare all’indietro.
“Aspetta”, dice, “Io non ti ho ancora guidato.” Mi fermo. Mi sporgo in avanti.
I nostri petti si toccano. Chiudo gli occhi. Lei mi conduce verso l’ignoto.

“Aspetta,” dice, “Stai mi stai crollando addosso.” Qualcos’altro diventa chiaro: io non voglio né fare tutto per conto mio né comprimere lei. E’ difficile trovare l’equilibrio di stare sui miei due piedi pur essendo completamente integrato nel mio rapporto.
Virginia Satir, la madre di terapia familiare Americana, ha affermato che l’obiettivo della terapia del matrimonio era di “non mantenere la relazione, né separare la coppia, ma aiutarci a vicenda a farsi carico di sé stessi”. Questo è esattamente il centro dei una buona terapia di coppia – la differenziazione.
Per un periodo di tempo c’è voluta molta pratica per una buona comunicazione, ma una volta trovate, queste abilità volarono fuori dalla finestra durante i litigi a casa.
La ricerca di John Gottman e colleghi ha dimostrato inoltre che i litigi sono importanti tanto quanto come quanto velocemente si risolvono. David Schnarch in Passionate Marriage ha elaborato questo compito centrale di come tenere su sé stessi, mentre il vostro partner tiene su sé stesso, e voi vi tenete su a vicenda.
Mia zia e lo zio, Rich e Antra Borofsky, ben note coppie terapisti Gestalt a Boston, chiamano questo la danza tra “io”, “Tu” e “Noi”. Nei seminari di coppia, mettono in atto la danza spostamento tra le tre persone nella stanza.
Questo è esattamente tango: “Io”, “Tu” e “l’abbraccio”.

Un’efficace ricerca mostra che la terapia di coppia non tende a tenere insieme le coppie, anche se può essere meglio che non fare nessuna terapia. Le coppie di solito entrano in terapia dopo che uno dei partner ha già deciso (consciamente o inconsciamente) di lasciare la relazione. Un mio collega non inizia a lavorare con una coppia fino a quando entrambe le parti non si impegnano a sei mesi di totale stare insieme. Se in sei mesi, nessun miglioramento è stato fatto, ognuno è libero di andarsene. “Senza questo impegno”, dice, “non c’è speranza”.
La terapia di coppia può essere impegnativa per il terapeuta, perchè richiede una grande quantità di interventi e di abilità con risultati alterni.
La ricerca mostra che la consulenza prematrimoniale funziona meglio per tenere insieme le coppie, in quanto questo è il momento di grande impegno, quando si può discutere di figli, finanze e sogni.
Ho avuto una coppia pronta per il divorzio perché uno voleva figli e l’altro no. “Non avete mai discusso questo prima di sposarvi?” Ho chiesto. Loro hanno scosso la testa in segno negativo.
E’ stato un caso di un io, un Tu e un non Noi. Li ho immaginati sulla pista di tango, in un abbraccio lontano, ognuno con sé stesso, ma non l’uno con l’altro.
Il tango è stato chiamato una dipendenza. Molti si sono lasciati alle spalle la loro vita in posti di lavoro di grande successo per trasferirsi a Buenos Aires e trascorrere il resto della loro vita ballare il tango. Il corpo guida e la mente vuole di più. “E’ un’ossessione”, dice Helen la Vichinga.
L’Associazione Internazionale di Tango Therapy consdera il tango come un rimedio per tutto, dalla depressione ai traumi, dal morbo di Alzheimer al Parkinson ed ha alcuni studi a sostegno di questo. I ricercatori dell’Università di Washington hanno scoperto che quando i pazienti con morbo di Parkinson prendevano lezioni di tango, il loro equilibrio ed il blocco dell’andatura miglioravano significativamente, meglio che un esercizio di ginnastica da soli.
Passi complicati di Tango hanno contribuito a migliorare la memoria di un campione di malati di Alzheimer in Gran Bretagna.
Cynthia Quiroga Murcia, psicologa presso l’Università Goethe di Francoforte, ha condotto uno studio effettuato per testare la saliva di 22 uomini e delle donne prima e dopo aver ballato il tango. Lei ed i suoi colleghi hanno trovato un aumento di testosterone ed una diminuzione cortisolo (un ormone dello stress) in uomini e donne. Nella compilazione di questionari sull’umore, prima e dopo, i partecipanti si sentivano più calmi, più sexy e più strettamente legati.
Altre danze non hanno lo stesso effetto. Helen la Vichinga, e la nostra guida a tutte le cose relative al tango, dice: “E’ per l’abbraccio”.
Alla fine dei tre mesi, la mia partner ed io torniamo alla milonga all’aperto nel Parque Lezama. La musica malinconica suona da un long-play su un grammofono. Una donna nei suoi ottant’anni che indossa un abito di chiffon blu e il suo compagno in smoking si tengono a vicenda. I loro piedi si muovono in un’improvvisazione giocosa. Confidando nell’ignoto e di essere pienamente presenti, consente a questa spontaneità, umorismo ed allegria di emergere naturalmente. Il Tango, come le relazioni, coinvolge una grande quantità di improvvisazione.
Nel nostro tempo qui, la mia partner ed io riusciamo a trovare un modo per andare l’uno verso l’altro. Faccio un passo verso l’ignoto e mi fido della sua guida. Non sappiamo dove stiamo andando o dove andreamo a sbattere, ma continuiamo a muoverci. Passiamo tra leader e follower, ognuno sul nostro singolo asse, delicatamente appoggiati in un abbraccio.

Asado Argentino

Cucina argentina

Specialità argentine

I tratti distintivi della cucina argentina in relazione ad altri paesi dell’America latina, sono i piatti tipici della dieta mediterranea. La cucina argentina tradizionale è fondata essenzialmente sulla carne e subito dopo sulla farina di frumento. La varietà di prodotti alimentari disponibili è amplificata dai diversi influssi culturali; principalmente italiani e spagnoli.

  • Carne
    Bistecca churrasco o bife (tipica bistecca grossa con o senza l’osso), escalope (scaloppa rosolata con farina di frumento), milanesa (“cotoletta”), albóndigas (polpette di manzo cotto), chorizos, (salsiccie grosse, solitamente a base di carne bovina o suina, si fanno arrosto e si mangiano nel panino chiamato choripán), morcillas, Longaniza. Per l’estensione territoriale, i suoi climi, i pascoli, la qualità degli animali, i metodi di allevamento e ingrasso, l’eccellente status sanitario e lo stretto controllo della qualità di tutti i processi di conservazione fanno si che la carne argentina meriti il riconoscimento mondiale. La produzione di carne argentina si realizza sotto sistemi di controllo estensivi dove gli animali pascolano in campi naturali e di altissima qualità. Questa forma di produzione, che si basa sul “libero allevamento” degli animali all’aria aperta, da alla carne argentina qualità riconosciute in tutto il mondo per il suo minore tenore di grassi e colesterolo. Il suo sapore è considerato unico proprio per il fatto che gli animali vengono allevati “in campo aperto” ed alimentati esclusivamente a pascolo naturale. Sostenuta dalla qualità dei prodotti e delle carni nasce la tradizione dell’Asado, dove ogni cuoco ha i suoi segreti e i suoi metodi, oggi noi siamo spinti dalla voglia di espandere la conoscenza della gloriosa tradizione argentina.
    “Asado” sinonimo di riunione, amicizia, festeggiamento, famiglia, domenica, propone diverse varianti, tra queste l’asado alla griglia o in cuoio (tipico della campagna), alla piastra o al forno (tipico cittadino). Come accompagnamento non può mancare il “chimichurri” (deformazione della frase in inglese give me the curry), condimento fondamentale, composto da cipolla, aglio, pomodori, prezzemolo finemente tritati e mescolati con dell’olio e aceto. Indubbiamente la Carne Bovina è il piatto forte della cucina Argentina, proveniente principalmente dalla Pampa e dal Nord. Si può dire, giustamente, che sia la migliore al mondo. Si può cucinare in diversi modi:
  • Asado con achuras Asado Argentino

    L’asado (arrosto) è un piatto tipico argentino fatto con carne di manzo cotta alla brace.
    Consiste nell’infilzare l’animale aperto e pulito su una croce di ferro e conficcarla nel terreno vicino al fuoco di legna. La carne cuocerà per molte ore mentre l’Asador taglierà le parti cotte per servirle.
    Per la preparazione può essere utilizzato il taglio reale da brodo, che una volta cotto alla griglia risulta molto saporito. Tipici dell’asado sono inoltre le interiora (entrañas o achuras), le salcicce chiamate chorizos (salsiccie grosse, solitamente a base di carne bovina o suina: si fanno arrosto e si mangiano nel panino chiamato choripán) e le salciccie di sangue dette morcillas, bistecca churrasco o bife (tipica bistecca grossa con o senza l’osso), scaloppa escalope rosolata con farina di frumento, cottoleta (“milanesa”), “albóndigas” (polpette di manzo cotto), agnellino, ditto chiporro e chivito, è un arrosto “in croce” sulla brace In generale l’asado sudamericano è l’equivalente della nostra grigliata mista che può essere accompagnato da verdure e salse. Condimento dell’asado è il chimichurri (pron. it.: “cimiciurri”), salsa fredda, è una miscela a base de olio, aceto, aglio, cipolla, peperoni, origano, basilico e limone che si applica a fine cottura empanadas (torte riempite e cotte al forno o frittate),locro (Pietanza a base di mais o fagioli e carne, con varie preparazioni; alcune ricette risalgono al periodo coloniale spagnolo.

  • Parilla
    Grigliata di carne, con diversi tipi di tagli utilizzati, alcuni anche completamente sconosciuti in Europa.
    Si stendono sulla griglia, dopo una abbondante salatura, larghe strisce di Vacio, di Matambre ( muscoli addominali), Costilla(costine). Si aggiungono Anchura (frattaglie), Chinchulin (intestino tenue), Tripa Gorda (intestino crasso), Chorizo (salciccia) e Morcilla (salsiccia di sangue).
    Nella Parilla si possono anche aggiungere Lomo(filetto), Bife de chorizo (bistecca), il Bife Ancho ( sottofiletto).
    Sulla Parilla possiamo mettere anche una fetta di provolone da far dorare che si chiama Provoleta. Chi si occupa della parille è il Parillero che tradizionalmente è un uomo, a lui spetta cuocere e servire la carne.
    La carne può essere chiesta:

    Ben Cocida –> Ben cotta
    Al Punto –> Cottura Media
    Jugosa –> Al sangue

Altre specialità tipiche sono:

  • Paceto
    Carne stufata che spesso accompagna piatti di pasta.
  • Cuero
    Preparazione tipica dei Gaucho, si prepara in campagna in occasioni speciali. La bestia viene pulita e riavvolta nella propria pelle e seppellita in una fossa scaldata precedentemente con braci sopra la quale viene acceso un nuovo fuoco, così la carne cuoce nel proprio grasso.
  • Curanto
    Carne a pezzetti, verdure e ortaggi avvolti in larghe foglie di Pangue che si mettono a cuocere in una fossa preriscaldata. Piatto di origine Cilena
  • Empanada
    Involtino di pasta cotto al forno o fritto con diversi tipi di ripieno, carne, formaggio, uova, olive, cipolla etc.
  • Hunita criolla o Tamal
    Piatto andino, cipolle e pomodori fritti ai quali si aggiungono mail, fecola sale e zucchero diluendo il tutto con latte, si cuoce fino a quando è consistente da poter essere servita.
  • Locro

Stufato di carne e pollo o salcicce con mais e cipolle.
Spaghetti, tortellini, pizza sono presenti in tutti i ristoranti del paese.

Una considerazione a parte meritano le Empanadas, che possono essere fatte in tantissime varietà, anche vegetariane, e sono un ottimo spuntino anche fuori dal pasto.
Ci sono 9 specialità provinciali ben differenziate: per esempio a La Rioja contengono porro e patate ma esiste una variante della stessa provincia un po’ più piccante dovuta al peperoncino che si aggiunge alla preparazione. A Tucuman si preparano con olive, uvette e tantissimo pimento in polvere. A Mendoza e San Juan il segreto è nel saggio abbinamento in parti uguali di cipolla e carne, aggiungendo inoltre peperoni. A Jujuy e Catamarca alcuni aggiungono grani di mais. A Cordoba si mettono carote e si lucidano con uovo e zucchero, regalando così un delizioso sapore dolce. A Salta si riconoscono perché sono molto succose e allo stesso tempo molto piccanti. Santiago del Estero rivendica il primato della empanada più succosa del mondo; in Patagonia ci sono perfino quelle con ripieno di carne di agnello o coniglio, limone, cipolla, uovo sodo e uvette. Nella zona del litorale mesopotamico (Misiones, Corrientes, Entre Rios) si fanno con la carne di pesce di fiume (Tratto dal libro: “Tango in scatola” di Vanna Gasparini).

Come dolci il più famoso è il Dulce de leche , ottenuta dalla cottura lenta di latte e zucchero assomiglia alle nostre caramenlle mou.
A fine pasto può accompagnare una porzione di Flan Casero (creme caramel) o una Ensalada de Fruta (macedonia), Dulce de Membrillo (Composta di mele cotogne) Dulce de Batata (Composta di patata dolce).
Alfajor sono biscotti di farina di mais ripieni di dulce de leche.
Ingredienti tipici: mais bianco, petto di manzo, cipolla, pomodoro, salsiccia di manzo, zucca e patate. Viene servito con una salsa piccante di peperoncino rosso e paprica.) tagliatelle, tallarines, ravioli, pizza, gnocchi, ñoquis, polenta, puchero un bollito misto preparato con diversi tipi di carne, patate, choclo o mais a seconda della regione, tortillas (specie de frittate), chipá un pane fatto con farina di manioca e formaggi, torrone, turrón, panettone, per Natale (“pan dulce”), churros, salame e “salamines”, bagna cauda, tamales, picadas, Bondiola, palmitos, chitronchelo(limoncello), pastafrola, olio d’oliva, helados (gelati), Arroz con leche (riso con latte), formaggi, ricotta, yogurt, fugaza (focaccia), filet de merluza (filetto di merluzzo), Cazuelas (specie la cazuela di centolla).

Vini
Dall’estensione della regione vinicola dei grandi fiumi delle province di San Juan e Mendoza, bagnati dalle acque del disgelo estivo dalla vicina Cordigliera delle Ande, si produco vini di rinomato corpo. La produzione di vini da uve, Cabernet, Malbec, Semillòn e Lambrusco, importate nel 1885 dagl’immigrati francesi ed italiani constano oggi a più di 320 mila ettari di estensione. Tra i vini rossi prodotti con successo ritroviamo essenze di Merlot, Malbec (Bordeaux), Barbera, Bonarda, Pinot Noir della Borgogna e la Syrah, tra i bianchi il Pinot Blanc, Chardonnay della Borgogna, Chenin della Loira, Sauvignon e Semillòn di Bordeaux. Eccellente è la produzione di rossi plurivitigno, come il classico Cabernet-Sauvignon con il Malbec e il monovitigno tipo Borgogna, tuttavia la tendenza attuale si orienta verso la produzione di vini monovarietali. I vini argentini sono caratterizzati da una maggiore gradazione alcolica ed una minore acidità rispetto a quelli europei, l’Argentina in quanto produttore vinicolo è preceduta solo da Italia, Francia e Spagna.

Mate
Infusione di erba Mate In spagnolo si chiama Mate (chimarrão in portoghese) l’infusione preparata con le foglie di erba Mate (yerba Mate spagnolo ed erva Mate in portoghese), “hierba Mate” o semplicemente “yerba”, una pianta originaria del Sud America.
Seguendo lo stesso procedimento del tè, la yerba Mate è essiccata, tagliata e sminuzzata. Tradizionalmente questa infusione si beve calda con una cannuccia di metallo (o, raramente, di canna) denominata bombilla.
Bere il “Mate”, in Argentina, non si limita al semplice atto del bere quell’infuso, ma vi è una vera e propria simbologia nazionale, di amicizia e comunione. Il nome Mate deriva da matì, che nella lingua quechua (lingua indigena) significa bicchiere o recipiente per bere. In origine era una bevanda degli indigeni Guaranì, da sempre fedele compagna del Gaucho che col tempo venne sempre più usata dalla popolazione fino a diventare la bevanda più consumata in Argentina.
E’ un infuso simile al tè, preparato con foglie e ramoscelli secchi di una pianta tropicale perenne, chiamata “Yerba mate” che cresce in zone con temperature alte e di elevata umidità. Il mate è un’importante fonte di vitamine e minerali, è uno stimolante del sistema nervoso, diuretico, digestivo e addirittura antireumatico.
I recipienti usati per bere il mate danno origine a tante varietà di artigianato nazionale. Si tratta di bicchieri di zucca, di legno o di canna rivestiti di argento o cuoio con iscrizioni intagliate e decorazioni pittoresche. Altrettanto si può dire delle cannucce con le quali si beve l’infuso, possono trovarsi d’argento, d’argento e oro, ecc. Il composto viene così collocato in un piccolo recipiente, denominato esso stesso Mate o porongo, che appunto contiene l’infusione. La tradizione della preparazione del mate è stata appresa dai colonizzatori spagnoli e portoghesi dagli indios guaraníes.
Con il passare del tempo fu adottata come bibita tradizionale dei gaucho in Argentina, Paraguay, Uruguay e Rio Grande del Sud (nel sud del Brasile) e lungo tutta la cordigliera delle Ande. Attualmente il Mate si conferma un infuso molto popolare nei paesi menzionati, soprattutto in Uruguay, dove è bevuto quotidianamente da gran parte della popolazione.
In paesi come l’Argentina, incluso nella sua capitale Buenos Aires, bere il mate è un rito quotidiano in quasi tutte le famiglie e, in alcuni casi, anche negli uffici dove è molto comune vedere professionisti lavorare davanti ai loro computer con una tazza di Mate. Bere il Mate per gli argentini è un “rituale” così diffuso come per gli italiani bere una buona tazza di caffè.
In Argentina si offre Mate agli ospiti.
Il Mate lo si può bere amaro o dolce, l’aggiunta dell’acqua all’infusione è detta “cebar Mate”.
Un’altra maniera di preparare il Mate è detto Mate cocido. In questo caso la yerba mate si utilizza allo stesso modo del té e si serve in una tazza. Per questa ragione sono in vendita bustine di yerba mate simili a quelle del té.
In Paraguay e nelle province del nord-est dell’Argentina si chiama tereré (parola di origine guaraní) il Mate servito in acqua fredda. A volte si aggiuge limone e si raffredda con cubetti di ghiaccio. Sulle Ande è noto per gli effetti benefici contro il soroche, il mal di montagna. L’erba Mate rappresenta un’ottima tisana depurativa, rilassante ed antiossidante.

Per le ricette originali questo interessante sito ne raccoglie alcune delle principali: www.infoargentina.net/Argentina-Ricette.htm

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