Emile Jacques Dalcroze (1865-1950), un musicista e pedagogo svizzero, fu il fondatore dell’euritmica, un sistema di educazione musicale attraverso il movimento, che ha avuto ampie ripercussioni sulle nuove correnti della danza europea.
Egli scoprì, quasi casualmente, durante le lezioni di solfeggio impartite ai suoi allievi, che l’acquisizione del senso del ritmo viene agevolata se la scansione dei tempi musicali viene accompagnata dai movimenti.
Egli intuì che il corpo svolge un ruolo di intermediario tra il suono e il pensiero e poteva diventare lo strumento diretto dei sentimenti. Su questo spunto iniziale egli intraprese una ricerca sistematica che lo portò a costruire un sistema pedagogico diretto a sviluppare il senso musicale nell’uomo inteso nella sua totalità: sensazioni, intelligenza, corpo.
Dalcroze si rese conto che l’economia delle forze muscolari tende ad eliminare i movimenti superflui e a dare voce alle emozioni interiori trasmesse dalla musica attraverso un gesto essenziale direttamente significativo. Su queste basi egli impostò il suo metodo d’insegnamento, che consiste nel far praticare agli allievi un solfeggio corporeo, con esercizi sempre più complessi, fondati su ripetizioni e sovrapposizioni di ritmi a cui corrispondono movimenti netti ed essenziali.
E’ la musica a generare l’impulso motorio che traduce le reazioni emotive.
Metodo Dalcroze: imparare attraverso il corpo
Scopriamo il metodo Dalcroze: modo simpatico e interattivo per apprendere la musica. Dall’improvvisazione al canto alla teoria, Jacques Dalcroze ha ideato un metodo di insegnamento che interpella i movimenti del corpo, in modo da imprimere le nozioni senza nemmeno rendersene conto, sfruttando al meglio la nostra memoria corporea ed emotiva.
Émile Jaques-Dalcroze
Spesso parliamo di movimento, soprattutto in un periodo come questo dove la voglia di mettere un moto il nostro corpo intorpidito dal freddo invernale è assente. Appesantiti dopo le vacanze invernali, ci trasciniamo tra palestre e piscine, i più temerari sfidano l’aria gelida per correre al parco. La fissazione per il movimento in vista della nostra forma fisica, spesso ci fa dimenticare che anche nell’ordinaria vita di tutti i giorni mettiamo in moto, seppur in maniera limitata, il nostro corpo: esso è veicolo di emozioni e sensazioni ed ha una formidabile memoria! Sennò come avremmo potuto imparare ad andare in bicicletta in tenera età? Di certo non studiando i principi fisici dell’equilibrio.
Questo concetto è espresso anche in un articolo di pochi anni fa da “Le Scienze” attraverso un esperimento: degli studenti sono stati coinvolti in 4 esami, alcuni vivendo questi esami sulla propria pelle, altri attraverso realtà virtuale. Una settimana dopo, i primi ricordavano molti più dettagli dell’esame rispetto ai secondi.
Probabilmente Émile Jaques-Dalcroze, pseudonimo di Emile Henri Jaques, aveva già capito che i movimenti del corpo hanno una grande importanza soprattutto per l’apprendimento. Nato a Vienna nel 1865, inizia fin dalla tenera età a prendere lezioni di pianoforte, studiando poi ai conservatori di Parigi e Vienna.
Oltre alle composizioni a cui si dedica fin dai 16 anni, Dalcroze devolve le sue energie all’insegnamento dell’armonia e del solfeggio al conservatorio di Ginevra. Grazie a questa esperienza come insegnante, si accorge della portata delle lacune dei suoi studenti e decide di fare qualcosa per aiutarli.
Il musicista ha infatti ideato un metodo di apprendimento che non si limita alla comprensione teorica, spesso considerata noiosa, delle nozioni. Egli aveva capito che forse sarebbe stato utile ideare un modo di imparare che prendesse in considerazione anche il corpo, in modo da percepire la musica attraverso i movimenti. Il maestro aveva intuito che stimolando più sistemi, la nostra memoria si attiva in maniera più efficace: accendendo più sensi potremo arrivare ad una correlazione interessante tra di essi e dunque un risultato migliore.
Approfondiamo quello che, però, potrebbe sembrare un paradosso: una teoria da mettere in pratica.
Il metodo Dalcroze di basa su tre fattori: euritmica, solfeggio e improvvisazione.
Per i grecisti sarà facile capire cosa si intende per euritmica: il prefisso –èu infatti viene dal greco e significa “bene, buono”. Allora il primo principio su cui si fonda il metodo che stiamo analizzando sarà quello di fare bene la musica, nel senso di viverla, senza limitarsi ad eseguire un brano senza metterci non solo “anima e core” ma anche “anima e corpo”.
Il solfeggio, invece, educa l’allievo all’intonazione e ad eseguire i ritmi in maniera corretta: Dalcroze attua questo attraverso la gestualità, associando determinati movimenti del corpo a certi ritmi e/o melodie. Per intenderci: invece di cantare con un foglio davanti, si può cantare formando un pianoforte vivente, dove ogni spazio corrisponde ad una nota e ogni volta che si cambia nota si salta da un tasto all’altro.
Infine l’improvvisazione: dopo aver acquisito un minimo di competenze si può tirar fuori il proprio genio artistico!
Inevitabilmente il metodo prende in esame anche altre competenze oltre a quella musicale: dalla danza alla poesia, si crea un’intesa tra diverse discipline artistiche, che è utile non solo a musicisti, ma anche a ballerini, attori o a coloro che non dedicano la propria vita all’arte.
Il metodo Dalcroze è anche efficamente utilizzato con bambini o ragazzi che hanno difficoltà di apprendimento quali DSA, disabilità intellettive e/o sensoriali.
Oltre ad essere parecchio efficace, è anche un metodo molto più coinvolgente soprattutto in tenera età: un conto è spiegare la successione delle note sulla carta, un conto è percepire i suoni saltando da una parte all’altra della stanza!
Tratto da: www.ilsuperuovo.org
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