Carlos Gardel

Carlos Gardel

Carlos Gardel – Il Re del Tango che cantava come un dio

11 dicembre 1890 – 23 giugno 1935. Quarantaquattro anni. Una voce. Una leggenda.

Ci sono figure che appartengono alla storia di un genere musicale. E poi c’è Carlos Gardel, che è il tango. Non uno dei suoi interpreti più illustri, non un pioniere tra i tanti: lui è il punto di riferimento assoluto, il metro di misura, l’ombra gigante sotto la quale ogni cantante di tango che è venuto dopo si è inevitabilmente trovato a camminare.

Il suo soprannome era El Zorzal Criollo — il Tordo Criollo — perché la sua voce era come quella di un uccello canoro: naturale, pura, impossibile da replicare. Lo chiamavano anche El Rey del Tango, il Re del Tango. Entrambi i titoli se li era guadagnati sul campo, nota dopo nota, palcoscenico dopo palcoscenico, da Buenos Aires a Parigi a New York.

Nato nel mistero, cresciuto nella musica

La sua storia comincia con un enigma che non è mai stato del tutto risolto: dove nacque davvero Carlos Gardel? Tre paesi si contendono il primato — Francia, Uruguay e Argentina — e ognuno ha le sue ragioni.

Il certificato di nascita francese dice che nacque il 11 dicembre 1890 con il nome di Charles Romuald Gardés, figlio di Berta Gardés (da cui deriva il cognome) e di un padre, Paul Lasserre, che non lo riconobbe mai. Eppure esiste anche un passaporto che indica come luogo di nascita Tacuarembó, Uruguay. Alcuni uruguaiani sostengono ancora oggi quella versione, ma senza un certificato di nascita uruguaiano né documenti che attestino la presenza dei suoi genitori in Uruguay. Nel 1937, quando si contestò il testamento di Gardel, fu lo stesso governo uruguaiano a confermare la nascita in Francia.

Lo storico Luis Feldman offrì una spiegazione plausibile alla contraddizione: Gardel, essendo un disertore di guerra, non poteva rientrare in Francia con il suo vero nome. Si procurò dunque un passaporto con il nome Carlos Gardel, nato a Tacuarembó, Uruguay, il 11 dicembre 1887. Una bugia pratica, per sopravvivere.

Quel che è certo è che nel 1893 arrivò in Argentina come bambino piccolo. Quando gli chiedevano delle sue origini, Gardel rispondeva con una battuta disarmante: che era nato a due anni e mezzo, a Buenos Aires.

Gli anni della strada e dell’apprendistato

La scuola non era il suo mondo. Abbandonò gli studi dopo il secondo anno di liceo, nel 1906. Non era pigrizia: era la musica che lo chiamava con una voce più forte di qualsiasi aula. Il suo mentore fu José Betinotti, che riconobbe subito il talento straordinario del ragazzo e fu proprio lui a coniare il soprannome El Zorzal Criollo. Gardel cominciò a cantare nei bar, alle feste, nei ristoranti, anche alle riunioni politiche.

Sua madre non era entusiasta. Gli disse chiaramente che con la musica non si mangiava. Lui perseverò, guadagnando qualche spicciolo cantando serenate durante l’adolescenza. Nel 1910 — l’anno in cui cambiò ufficialmente il suo nome in Gardel — divenne il numero artistico fisso del Café O’Rondemann dei fratelli Traverso. La sua voce iniziò a diventare leggenda. Qui guadagnò un altro soprannome: El morocho del Abasto, il brunetto dell’Abasto, dal quartiere di Buenos Aires dove viveva.

Il duo che conquistò l’Argentina

Nel 1911, durante una gara di canto, Gardel incontrò José Razzano, un cantante di café di Buenos Aires. Fu un incontro che cambiò la sua carriera. Formarono un duo che in breve tempo si espanse a quartetto con il chitarrista Francisco Martino e il cantante Saúl Salinas, con cui girarono la campagna bonaerense — senza tuttavia grande fortuna.

Dopo che Salinas e Martino lasciarono il gruppo, il Dúo Nacional Gardel-Razzano si affermò come una delle formazioni più apprezzate dell’Argentina. Nel 1913 suonarono al prestigioso Cabaret-Restaurant Armenonville; l’anno seguente al Teatro Nacional di Buenos Aires. Il tour si allargò nel 1915 fino a Uruguay, Brasile e Spagna.

Fu proprio in Brasile che Gardel incontrò il suo idolo: Enrico Caruso. Il tenore italiano, dopo averlo ascoltato, gli diede un consiglio che Gardel avrebbe portato con sé per tutta la vita:

«Molto bene… Bella voce… Vi darò un consiglio: non lasciatevi sedurre dai facili successi né dagli equivoci… Rifiutate qualsiasi suggerimento che vi spinga a modificare la vostra voce per ottenere uno o due toni più acuti… Se lo farete, sarete rovinati. Oltre alla voce, avete un colore inconfondibile, una dizione purissima, chiara, perfetta… È la cosa più preziosa che avete, vi permetterà di riprodurre fedelmente qualsiasi testo nel tono giusto.»

Le prime registrazioni risalgono al 28 marzo 1913, quando apparve sul magazine Fray Mocho un annuncio per quattro dischi a doppia faccia incisi da Carlos Gardel: otto brani di folklore argentino. La carriera discografica era ufficialmente iniziata.

Un proiettile nel petto e una svolta storica

Nel dicembre 1915, dopo uno spettacolo al Teatro San Martín, Gardel fu ferito al polmone da un colpo di pistola esploso da Ernesto Guevara Lynch — il padre del futuro Che Guevara — durante una rissa nata in un locale frequentato da personaggi poco raccomandabili. Il proiettile rimase conficcato nel suo petto per il resto della sua vita.

La ferita interruppe brevemente la sua carriera, ma non la sua determinazione. Poco dopo riprese a esibirsi con Razzano.

Fino a quel momento, Gardel aveva cantato esclusivamente folklore argentino: zamba, chacarera, tonada. Ma il 1917 segna la svolta epocale: una sera al Teatro Empire, Gardel sale sul palco e canta Mi Noche Triste di Samuel Castriota e Pascual Contursi. È un tango. Il pubblico impazzisce. È un successo immediato e travolgente. Da quel momento, il tango entra stabilmente nel suo repertorio. Il genere aveva trovato la sua voce definitiva.

La consacrazione internazionale

Dopo che Razzano fu costretto a operarsi alla gola e il duo si sciolse definitivamente nel 1925, Gardel iniziò la sua carriera da solista — con Razzano come manager. Il mondo era il suo palcoscenico.

Nel 1924 aveva già cantato alla radio di Buenos Aires e continuava a incidere dischi a ritmo sostenuto. Nel corso della sua carriera avrebbe realizzato circa 1500 registrazioni, di cui 971 note e pubblicate, tra cui 514 tango.

Nel 1928 debuttò a Parigi al Theatre Femina sugli Champs-Élysées con un concerto di beneficenza. Fu una deflagrazione. Gardel non era più solo una star argentina: era una star internazionale. Tra il 1928 e il 1932 girò la Francia, l’Italia, la Spagna, Londra, Vienna, Berlino, la Costa Azzurra. A Nizza strinse amicizia con Charlie Chaplin, che lo avrebbe poi incoraggiato a dedicarsi al cinema.

Il cinema, appunto. Nel 1931 uscì Luces de Buenos Aires, il suo primo film sonoro, prodotto dalla Paramount. Fu l’inizio di una carriera cinematografica che lo consacrò a livello globale. Seguirono Espérame, Melodía de Arrabal, La Casa es Seria (tutti nel 1933), poi Cuesta Abajo, El Tango en Broadway, El Día Que Me Quieras, Tango Bar e Cazadores de Estrellas.

Nel 1933 registrò il suo ultimo tango in Argentina, Madame Ivonne, prima di partire per non tornare mai più. La NBC Radio negli Stati Uniti lo ospitò sulla stazione radio più popolare del mondo. El Zorzal Criollo aveva raggiunto la vetta.

L’uomo dietro la leggenda

Gardel era famoso anche per il suo fascino irresistibile sulle donne. Lo scrittore César Tiempo disse di lui che nessuno aveva mai visto una fidanzata fissa al suo fianco, e che chiunque affermasse il contrario «stava probabilmente mentendo».

Gardel stesso descriveva così la sua vita amorosa:

«Ho amato molte volte nella vita e ne conservo ricordi molto piacevoli, perché in tutte le mie storie d’amore sono stato felice. In ognuna ho amato in modo diverso, secondo il carattere della donna, le circostanze e l’ambiente. Preferisco le donne latine, indubbiamente, perché sono della mia stessa razza e capiscono meglio la mia natura.»

Tra le figure femminili più importanti della sua vita spicca Isabel del Valle, la più vicina a una compagna stabile: una relazione iniziata nel 1920, quando lei aveva 14 anni e lui 31, che durò con alti e bassi per oltre dodici anni. Lei è ricordata come la «fidanzata eterna» di Gardel, anche se il matrimonio non arrivò mai. Poi c’era Mona Maris, attrice, con cui ebbe una relazione breve e intensa; Giovanna Ritana, che gestiva un locale e con cui si dice avesse intrecciato una pericolosa storia d’amore che potrebbe persino essere legata all’attentato del 1915; e infine Sadie Wakefield, ereditiera il cui padre possedeva la Carreras Tobacco Company, che pagò i debiti di Gardel e finanziò in parte il film Luces de Buenos Aires — una relazione di reciproca convenienza, dove lei guadagnò dai film e lui ottenne l’accesso ai circoli dell’élite internazionale.

La morte al culmine della gloria

Il 23 giugno 1935, Gardel cantò per l’ultima volta in radio. Cantò Tomo y Obligo. Il giorno dopo partì per il tour in Sud America.

All’aeroporto di Medellín, in Colombia, il suo aereo collise con un altro apparecchio durante il decollo. Entrambi i velivoli presero fuoco. Carlos Gardel morì a 44 anni, all’apice della sua carriera, nel pieno della sua potenza artistica.

Milioni di fan andarono in lutto in tutto il mondo.

Charlie Chaplin, suo amico, lo commemorò con queste parole:

«Conobbi il grande cantante a Nizza, nel marzo del 1931… Aveva una presenza superiore di voce e figura, un’enorme simpatia personale che gli guadagnava l’affetto immediato di tutti… Potete dire al pubblico che con Gardel perdo uno dei miei migliori amici, e che i paesi sudamericani non avrebbero potuto avere un rappresentante migliore tra noi. Per quanto riguarda l’arte cinematografica, ha perso una figura di primissimo piano che non potrà mai essere sostituita.»

Perché Gardel conta ancora oggi

Ogni volta che senti un tango cantato con quella qualità di abbandono e precisione insieme, con quella capacità di trasformare una semplice melodia in un momento di commozione autentica, stai sentendo l’eco di Carlos Gardel. La sua musica non è più protetta da copyright — è di tutti, da settant’anni — ma il suo lascito è incalcolabile.

In Argentina esiste un detto popolare che dice tutto: «Cada día canta mejor» — ogni giorno canta meglio. Lo dicono di Gardel. Lo dicono perché è vero.

El Zorzal Criollo non smette mai di cantare.